Sardara  
  Santa Maria de Is Acquas  
  Monreale  
     
 
     
Sardara

mappaIl paese di Sardara è posto ai confini tra le provincie di Cagliari e Oristano, conta circa 4500 abitanti ed è situato a 163 metri sul livello del mare. Dista circa mezzora dall'aeroporto di Elmas, dal porto di Cagliari e 25 minuti dalla magnifica Costa Verde nella Marina Arburese.
Vi raccomandiamo per ogni informazione di collegarvi al bel sito: www.portalesardegna.com

Sicuramente Sardara può considerarsi uno dei centri di maggior interesse archeologico e costi--tuisce, unitamente ai centri di Villanovaforru, Siddi, Barumini ed alla Giara, un circuito di attrazione di primaria importanza internazionale all'interno del consorzio de "Sa Corona Arrubia". Terra di antichissima frequentazione umana (paleolitico e neolitico), Sardara conserva prezio-sissime testimonianze del passato. Una tomba della cultura di Bonnannaro del tipo domus de janas venne individuata casualmente nel 1932 nelle colline di Pedralba. Assai ampie le testimonianze dell'insediamento nuragico, se ne contano oltre venti: tra i nuraghi complessi ricordiamo quello quadrilobato, di Ortu Comidu, i nuraghi Perra, Nuratteddu, Axiurridu, Jana e Arbicci. Il territorio di Sardara è caratterizzato prevalentemente da un'economia di tipo tradizionale: agricoltura, allevamento e artigianato. Oggi, nuovi fattori di sviluppo sono costituiti dal progetto di valorizzazione del turismo termale, riattivazione di percorsi di archeologia industriale e dei beni culturali.

paese

Certificazioni

L'importanza del patrimonio archeologico, storico,artistico e ambientale assieme ad un adeguato sistema gestionale, ha consentito di ottenere alcuni prestigiosi riconoscimenti a livello internazionale.
Dal 2005 Sardara è Comune Bandiera Arancione;il Marchio di Qualità Turistico/Ambientale del Touring Club Italiano destinato alle piccole località dell'entroterra che si distinguono per un'offerta di eccellenza e un'accoglienza di qualità.

Nel 2009 ha ricevuto la prestigiosa Certificazione Herity, poi rinnovata nel dicembre 2012, sulla Qualità della Gestione del Patrimonio Culturale.
Foto rinnovo Certificazione Herity 2012 -1-2-3-4-5-6

HERITY Italia
ha espresso una valutazione sullo stato dell'arte di ben cinque siti di interesse culturale: l'Area Archeologica di Sant'Anastasia con annessa Chiesa, il Civico Museo Arheologico Villa Abbas, la Chiesa della Beata Vergine Assunta, la Chiesa di Sant'Antonio e la Chiesa di San Gregorio.
Lo scopo è quello di fornire al pubblico un'informazione che permette di decidere di visitare o meno un Bene Culturale.

A Sardara sono ancora frequenti esempi di feste tradizionali a cui la comunità è ancora legata. La festa di Sant'Antonio, quella di San Gregorio che coincideva con il rinnovo dei contratti agrari. Dove in età romana sorgevano le Aquae Neapolitanae, il più grande impianto termale della Sardegna, a maggio e in settembre si svolge la sagra di Santa Maria Acquas. La festa di maggio è chiamata anche "dei pastori", mentre a settembre è "Sa festa manna", una delle più conosciute nell'Isola, dove i piatti tipici e una consolidata cultura dell'accoglienza sono di richiamo anche per molti turisti. L'arcaicità e il culto primitivo li troviamo nella festa di Santa Anastasia nei pressi dell'omonimo santuario nuragico, momento di incontro semplice e suggestivo, dove ai suoni e ai canti della tradizione si accompagna la degustazione del vino "novello".

Santa Maria de Is Acquas
A due chilometri dal centro abitato si trova il santuario campestre di Santa Maria de Is Aquas. Non si hanno notizie certe della sua originaria edificazione, ma probabilmente esiste dai primi secoli del millennio, subendo poi molti rifacimenti. Oggi è Santuario Diocesiano. Sotto le sue strutture si trovano le terme romane del I - II secolo a.C. dominate dall'alto dalle testimonianze medievali del castello di Monreale, recentemente restaurato, risalente probabilmente al XII secolo.

  Il castello di Monreale  
 

castelloIl complesso fortificato di Monreale sorge sul sistema collinare omonimo e domina la piana del Campidano per largo tratto, dal Golfo di Oristano allo stagno di Santa Gilla. Il mastio, cioè il castello in senso stretto, occupa la sommità del colle più elevato (287 m. s.l.m.) e sovrasta con la sua mole pressocchè quadrangolare il borgo cinto dalle mura difensive dotate di otto torri. All’interno della struttura principale si individuano tre cortili situati (a differenti quote) in posizione centrale rispetto agli ambienti chiusi, che si snodano lungo i tre lati Settrentrionale, Orientale e Meridionale. Varie cisterne assicuravano una buona scorta di acqua anche in caso di lunghi assedi o periodi di siccità, mentre due scale in muratura permettevano di recarsi ai piani superiori. La presenza del castello di Monreale (contrazione di Mons Regalis) in un punto di avvistamento così strategico per il controllo del territorio non stupisce, anche perché il confine meridionale del Giudicato d’Arborea passava ai piedi del colle e risaliva a Nord Est verso Las Plassas e ad Ovest verso Arcuentu, non a caso anche queste località sedi di fortilizi arborensi.

castello Le menzioni documentarie del castello di Monreale, stando alle fonti edite, compaiono a partire dall’anno 1309, quando il fortilizio risulta concesso dal Re Giacomo II d’Aragona a Mariano ed Andreotto de Bas, Giudici di Arborea, e per conto di questi amministrato dal Comune di Pisa analogamente a quanto avviene per il castello di Las Plassas. Nei recenti scavi, in due blocchi di arenaria, si ricorda l'opera di un Magister, con una data: 1275 che potrebbe collegarsi alla data di fondazione del castello. Nel 1324 si ha la prima attestazione dell’uso di Monreale quale residenza regale, come ci ricorda il documento relativo al soggiorno di Teresa d’Entença, moglie dell’Infante Alfonso d’Aragona, nel castello arborense dopo la fuga da Villa di Chiesa (divenuta pericolosa sia per le attività belliche che per la diffusione rapida della malaria fra i soldati impegnati nell’assedio della città).

A conferma della vocazione non solo militare ma anche residenziale del castello rimangono numerosi documenti che ricordano il soggiorno di membri della famiglia giudicale arborense fra le sue mura, sia per scampare a pericolosi complotti sia per approfittare delle benefiche acque termali della vicina Villa Abbas (erede delle Aquae Neapolitanae ricordate dagli storici antichi), sfruttate tutt’oggi a fini terapeutici. Nel corso del secolo XIV Monreale costituisce un punto cardine della politica e della strategia attuata dai Giudici d’Arborea nella guerra contro i catalano-aragonesi: il complesso fortificato viene utilizzato per accumulare provviste alimentari da sottrarre alla mano del nemico invasore, poi come prigione del traditore Francesco Squinto, infine come rifugio delle truppe arborensi guidate dal Visconte di Narbona sconfitte durante la battaglia di Sanluri dall’esercito di Martino il Giovane.

Abbiamo svariati documenti d’archivio che attestano nomi di castellani e sottocastellani di Monreale fra XIV e XV secolo e che registrano l’invio di derrate alimentari alle truppe di stanza nel presidio militare (passato nel 1412 a far parte della Contea di Quirra). Nel 1470 il castello viene riconquistato dall’erede degli Arborea, Leonardo Alagon, vincitore della battaglia di Uras, ma già otto anni dopo, con la definitiva sconfitta di quest’ultimo presso Macomer, torna ai Conti di Quirra come fulcro del territorio che proprio da esso prende nome, la Baronia di Monreale. La storia del castello registra dopo il XV secolo una decisa flessione dell’importanza strategica e politica di Monreale e dunque un progressivo cambiamento d’uso delle strutture e poi la loro rovina.